Molti ci provano, ma pochi ci riescono. Nel corso del 2008 oltre un terzo dei fumatori dell’Emilia Romagna (37%) ha tentato di abbandonare le “bionde”. Solo il 3% dei fumatori però è riuscito a dire addio alla sigaretta una volta per tutte. Un altro 4% dichiara di aver smesso di fumare da meno di sei mesi, un tempo ancora troppo breve secondo le indicazioni dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) per poter essere considerato un ex fumatore. Nella restante parte dei casi la porta del tabaccaio è tornata a riaprirsi. Lo rivelano i dati preliminari dell’indagine PASSI 2008 (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), promossa dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e realizzata dalle Regioni con il coordinamento del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità per monitorare l’evoluzione dei maggiori fattori di rischio per la salute della popolazione italiana.
Dall’indagine emerge che un aiuto concreto per abbandonare la nicotina può venire dai medici e dagli operatori sanitari. La metà dei fumatori cesenati dichiara di aver ricevuto, negli ultimi 12 mesi, il consiglio di smettere da parte di un medico o di un operatore sanitario (51% in Emilia-Romagna). Un altro sostegno per tentare di vincere la dipendenza dal tabacco viene dal divieto di fumo nei locali pubblici e sui luoghi di lavoro, entrato in vigore nel 2005. Nel 2008, la maggior parte degli intervistati ritiene che il divieto di fumare al lavoro, al bar, al pub o al ristorante venga rispettato (85% in Emilia-Romagna e 86% nell’ Ausl di Cesena); la percezione del rispetto della legge presenta un evidente gradiente territoriale, diminuendo da nord a sud dell’Italia.
Per quanto riguarda l’ambito domestico, nell’Ausl di Cesena il 25% (29% in Emilia-Romagna) degli intervistati riferisce che nella propria abitazione si può fumare. Nella maggior parte dei casi questa abitudine è consentita solo in determinate stanze, orari o situazioni. La percentuale di case in cui abita un minore di 14 anni e in cui si fuma, con o senza limitazioni, è del 19% (17% in Emilia-Romagna).
Che cos’è il sistema di sorveglianza PASSI?
Nel 2006, il ministero della Salute ha affidato al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità il compito di sperimentare un sistema di sorveglianza della popolazione adulta (PASSI, Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia). L’obiettivo è stimare la frequenza e l’evoluzione dei fattori di rischio per la salute, legati ai comportamenti individuali, oltre alla diffusione delle misure di prevenzione. Tutte le 21 Regioni o Province autonome hanno aderito al progetto. Un campione di residenti di età compresa tra 18 e 69 anni viene periodicamente estratto con metodo casuale dagli elenchi delle anagrafi sanitarie. Personale delle Ausl, specificamente formato, effettua interviste telefoniche (circa 25 al mese per ogni Ausl) con un questionario standardizzato. I dati vengono poi trasmessi in forma anonima via internet e registrati in un archivio unico nazionale. Nel 2007 sono state realizzate 21.500 interviste, 37 mila nel 2008. A giugno 2009, sono state raccolte complessivamente quasi 70 mila interviste.
La raccolta continua permette di verificare quanti italiani adottano corretti stili di vita per prevenire le maggiori malattie cronico-degenerative e quindi di monitorare l’effetto delle attività di prevenzione. Dalla popolazione di 18-69 anni, infatti, PASSI raccoglie conoscenze, atteggiamenti e pratiche su molti importanti aspetti legati alla prevenzione: rischio cardiovascolare, screening oncologici, attività fisica, abitudini alimentari, consumo di alcol, fumo, sicurezza stradale, salute mentale, incidenti domestici, vaccinazione antinfluenzale e per la rosolia.