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Il percorso senologico dell’Ausl di Cesena
Il carcinoma mammario è ancora il tumore più diffuso tra le donne. All’Ausl di Cesena è nato di recente un Gruppo interdipartimentale senologico per garantire alle pazienti un’assistenza continua di prima qualità, dal momento della diagnosi fino alla riabilitazione. L’argomento è al centro di un incontro che si terrà il 16 maggio al Bufalini

Assistere le pazienti con lesioni mammarie, dal momento della diagnosi della patologia fino alla riabilitazione, garantendo loro il miglior risultato possibile in termini di qualità, efficienza ed efficacia. È questo lo scopo del Percorso diagnostico-terapueutico per il carcinoma mammario dell’Ausl di Cesena organizzato dal Gruppo interdipartimentale senologico (Gis), che coinvolge medici dell’Azienda Sanitaria cesenate e di altre Ausl vicine e agisce in un’ottica di integrazione professionale, avvalendosi della collaborazione di alcune strutture specializzate del territorio, tra cui l’Irst di Meldola. Se ne parlerà sabato 16 maggio 2009, nella Sala Convegni dell’ospedale Bufalini di Cesena, nel corso del convegno rivolto a medici, biologi, infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica e tecnici di laboratorio che vedrà tra gli altri anche la presenza del direttore sanitario dell’Ausl di Cesena Giorgio Martelli, del direttore scientifico dell’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola, prof. Dino Amadori, e di numerosi professionisti sanitari di diversa competenza clinica e scientifica.

In linea con quanto avviene negli altri paesi del primo mondo, anche in Italia il carcinoma mammario è oggi al primo posto tra i tumori maligni della popolazione femminile sia per incidenza (39.735 nuovi casi nel 2007, dati Lega Italiana per la Lotta ai Tumori LILT) che per mortalità (9.045 decessi). In Emilia Romagna si stimano circa 3600 casi di neoplasia della mammella ogni anno (dati Studio Passi 2007), corrispondenti a 177 casi ogni centomila donne, e una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi pari all’87%, risultato tra i migliori a livello europeo.

“Sul fronte della prevenzione e della cura di questa patologia – afferma il Dr. Giorgio Martelli, Direttore Sanitario dell’Ausl di Cesena  – negli ultimi anni si sono fatti importanti passi avanti ed è necessario continuare su questa strada considerando l’elevato numero di donne interessate. La creazione di un apposito gruppo interdipartimentale composto da tutti i professionisti coinvolti, che si riuniscono settimanalmente per confrontarsi sulle strategie diagnostico-terapeutiche e sui casi specifici, permette di garantire una presa in carico globale della paziente e, allo stesso tempo, di ottenere un consumo più razionale delle risorse sanitarie, andando ad esempio a ridurre i tempi di attesa e a evitare la duplicazione degli esami”.

Il primo passo per un’adeguata assistenza è costituito da una diagnosi appropriata, che viene eseguita attraverso una visita senologica e una mammografia o un’ecografia. Visita e mammografia possono essere richieste  dal medico di famiglia o dello specialista. Oppure è possibile arrivare a una diagnosi sospetta attraverso lo screening mammografico di primo livello per la diagnosi precoce del tumore della mammella, attivo a Cesena dal 1997, che invita ogni 2 anni le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni a sottoporsi alla mammografia.

Tutte le pazienti con esito radiologico o ecografico sospetto, comprese quindi le donne “selezionate” dallo screening, vengono sottoposte a ulteriori esami di accertamento mirati ad arrivare a una diagnosi precisa. In caso di esito negativo di neoplasia maligna la paziente viene rimandata al medico di medicina generale o allo specialista che le aveva prescritto la visita con una prenotazione per un successivo controllo programmato o un rinvio al percorso di screening di primo livello. In caso di positività, invece, la paziente viene visitata dall’oncologo e inviata dal radiologo per la stadiazione del tumore, cioè la determinazione della sua estensione e delle sue metastasi. 

È fondamentale rendere consapevole la donna e i suoi familiari che pregiudiziale per le possibilità di guarigione è fare bene ancor prima di fare presto. È qui, infatti, che viene individuato il percorso terapeutico individuale, seguito poi passo passo dal Gruppo interdipartimentale senologico fino al momento della riabilitazione della paziente. “Condividendo in ogni momento le diverse competenze e attuando un confronto costante tra i medici coinvolti su ogni singolo caso – conclude Martelli – è possibile assicurare nella diagnosi e nella cura dei tumori alla mammella un servizio sempre più efficiente, monitorare i livelli di qualità dell’assistenza prestata e assicurare la continuità e il coordinamento del servizio”.


A cura di:
  Data pubblicazione:  5/14/2009
 

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a cura di: Direzione Pubbliche Relazioni e Comunicazione