Sorveglianza encefalite spongiforme bovina
L’encefalopatia Spongiforme dei bovini (BSE) è stata segnalata per la prima volta nel Regno Unito nel 1986. E’ una malattia nervosa a decorso molto lento, con aggravamento progressivo dei sintomi, che porta alla morte dell’animale. Si è notato che questa malattia presenta molte analogie con alcune malattie già note da anni in altre specie animali denominate “Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili”. Una caratteristica comune di tutte queste forme morbose è la localizzazione a livello del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e lo sviluppo lento ma progressivo. Gran parte degli studiosi ritiene che la malattia sia causata da un agente infettante denominato “prione”: diverso da batteri e virus. La causa della sintomatologia è una proteina normalmente prodotta nell’organismo degli animali e dell’uomo che, in contatto con il prione BSE, subisce modificazioni che la rende resistente alla degradazione cellulare favorendo l’ accumulo nel cervello fino a determinarne una progressiva distruzione cellulare. Una caratteristica del prione è la notevole resistenza agli agenti chimici e fisici che normalmente rendono inattivi virus e batteri. L’unica fonte di contagio accertata è il mangime contente farine animali provenienti da carcasse di animali infetti. Attraverso questa via il prione è transitato anche ad animali di specie diverse (gatto, visone, ruminanti e felidi selvatici di zoo). Una delle spiegazioni scientifiche più accreditate, relativa alla diffusione nei bovini, ipotizza che la BSE fosse una rara malattia dei bovini, non ancora identificata, che si sia diffusa principalmente dalla concomitanza di modifiche nel processo tecnologico applicato alla produzione di farine animali che favoriscono il persistere di livelli di infettività e dell’utilizzo di carcasse bovine contaminate trasformate in farine di carne ed ossa. Il prione penetrato nell’organismo tramite l’alimento determina malattia che si manifesta in genere in un intervallo di tempo variabile da 35 a 60 mesi. Negli animali ammalati si è riscontrata infettività nei seguenti organi: cervello, midollo spinale, gangli trigemini e spinali, intestino. Le suddette parti anatomiche costituiscono il 96% della carica infettante proveniente da un animale infetto se macellato nei nove mesi precedenti la comparsa dei sintomi. Per questi motivi le parti anatomiche menzionate devono essere eliminate dalla catena alimentare. Le ricerche hanno dimostrato che sono invece totalmente sicure per l’alimentazione umana sia il muscolo (cioè la carne) sia il latte.
Un bovino infetto presenta sintomi nervosi generici (mucca pazza) pertanto una diagnosi di certezza può essere può essere fatta solo dopo la morte dell’animale mediante esami di laboratorio sul cervello.
In conseguenza di questa nuova emergenza sanitaria a partire dal 1° gennaio 2001 in tutta la Comunità Europea è vietato l’impiego delle farine di carne ed ossa per l’alimentazione degli animali destinati al consumo umano ed i seguenti tessuti considerati materiale specifico a rischio sono sottratti al consumo umano o animale ed sottoposti a distruzione tramite incenerimento: cranio, compresi cervello ed occhi, tonsille e midollo spinale di bovini di età superiore a 12 mesi nonché intestino, dal duodeno al retto, dei bovini di tutte le età; cranio inclusi cervello ed occhi, tonsille e midollo spinale di pecore e capre di età superiore a 12 mesi o alle quali è spuntato un dente incisivo permanente nonché la milza di ovini e caprini di tutte le età. Come ulteriore misura di prevenzione tutti i bovini macellati di età superiore ai 48 mesi sono sottoposti a test rapido per la verifica della presenza di BSE prima di essere liberalizzati al consumo umano.